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4_Addestramento di Relazione: Elogio al Guinzaglio

 

ovvero la nascita della Partnership

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Il Guinzaglio e il TOCCO magico


ELOGIO AL GUINZAGLIO

 

Il Guinzaglio Tecnico “a scorrimento” e il tocco magico:

 

ovvero

l’arcaico e misterioso modo di usare il guinzaglio per comunicare con il cane in un “Mondo” che ci è ancora del tutto sconosciuto!

Premessa:

nel testo userò spesso un aggettivo per definire il soggetto che dovrebbe essere il compagno d’ interazione con il cane e presupponendo che lo stesso ne detenga anche la proprietà legale lo chiamerò “Proprietario” senza però voler dare al termine una connotazione moraleggiante ma assumendolo solamente come individuo che agisce come Partner di Riferimento Sociale nel rapporto con il cane.

 

Paola con la sua Campionessa di Terrier Nero Russo Pearl Russia Uliana

Mi sembrava, in questo binomio un po’ speciale tra “Uomo e Cane”, più indovinato usare il termine “ Proprietario” che un po’ rimanda, comunque, ad un’idea di  Soggetto Responsabile piuttosto che ridurlo ad un acronimo come “PRS” oppure definirlo come “Conduttore”, che mi sembrava troppo distaccato e professionistico, e neppure banalmente e asetticamente utilizzare il termine generico “Uomo” che, invece, mi sembrava sminuire l’aspetto più personale e intimo del  rapporto con il Cane, inteso come nostro compagno di vita.

 

 Che sicurezza in braccio alla Mamma!!!

 

Comunque la mettiamo, prima o poi, dovremo arrivare a scontrarci con la realtà e la necessità di dover usare il guinzaglio.

La normale evoluzione ci porta dal guinzaglio estensibile, usato nel cucciolo e nel giovane cane, all’ introduzione di un guinzaglio più corto (normalmente di circa 1.20-1.50 mt) e in apparenza  più pratico e sicuro (ma, vi assicuro, solo in apparenza!).

 

 

In guinzaglio estensibile...che invenzione!!! 

 

Personalmente consiglio di fare questo passaggio solo quando il proprietario ha deciso e/o si sente pronto per iniziare la frequentazione di un Corso di Addestramento Cinotecnico appropriato all’insegnamento dell’uso del Guinzaglio “Tecnico”.

 

Guinzaglio Tecnico "a scorrimento" per Prove di Lavoro e da presentazione in Esposizione

 

Per “Guinzaglio Tecnico” intendo il guinzaglio a “scorrimento” ovvero con il cappio finale, oppure anche con un collare, metallico o non, a cappio e il guinzaglio agganciato a questo tramite un moschettone.

 

 Come introdurlo sul cane...che stà sulla sinistra del Proprietario

Preferisco chiamarlo Guinzaglio a “scorrimento” e/o  “a cappio” in quanto la definizione, più commerciale, di Guinzaglio “a strangolo”, oltre che essere scorretta, tecnicamente parlando, induce, il neofita, a pensare che funzioni attraverso lo strangolamento cosa assolutamente pericolosa per il cane e assolutamente contraria alla verità e alla logica del suo funzionamento che è proprio diametralmente il contrario di “strangolare”.

 

...più è scorrevole e meglio funziona!!! 

 

Uso la definizione “Guinzaglio Tecnico” perché in verità il tipo di guinzaglio di cui voglio parlarvi non può, e non avrebbe senso, essere usato se non da un esperto che vi sia stato addestrato all’ uso attraverso un insegnamento specializzato.

Il guinzaglio Tecnico “a scorrimento” e/o “a cappio” non è uno strumento facile ad usarsi perché il suo meccanismo di funzionamento non è d’immediata comprensione e tantomeno di facile manualità applicativa.

Quindi non improvvisatevi ad usare da soli il guinzaglio a scorrimento, e/o a cappio, pensando di arrangiarvi in qualche modo, immaginando che sia sufficiente la sua capacità, appunto e banalmente, di strangolare il cane per ottenere un risultato di sottomissione, perché non è così che otterrete il risultato sperato, anzi, normalmente, si ottiene esattamente l’opposto.

 

   

Il guinzaglio può essere un grande impiccio oppure essere in perfetta armonia con il movimento del proprietario

 

Per riuscire ad usare correttamente il Guinzaglio Tecnico è necessario conoscerne il meccanismo d’azione e la modalità di applicazione in relazione alla risposta cercata.

Se conosciamo la filosofia e la logica di funzionamento, del Guinzaglio Tecnico, in relazione alla sua capacità di creare risposte mirate nel cane possiamo far diventare le stesse frutto del nostro intervento, altrimenti trasformiamo uno strumento, come il guinzaglio, capace di produrre comunicazione, con arte e bellezza, in uno strumento, logorante, di tortura.

Sarebbe come se vorreste improvvisarvi musicisti e provare  a suonare il violino da soli senza prima conoscere la musica e senza aver imparato l’uso dello strumento da un maestro violinista, rischiereste di infrangere la sensibilità di chi vi ascolta oltre che di rovinare lo strumento e sicuramente imparereste a fissare una tale quantità di vizi, nell’uso dello strumento, da non riuscire ad usarlo mai più in maniera veramente corretta e nel caso del guinzaglio rischiereste di far male anche al vostro compagno di sinfonia, ovvero il cane.

Stiamo parlando delle precauzioni da adottare nell’uso del Guinzaglio Tecnico ma in verità dobbiamo ancora descriverlo con precisione sia nella forma che nel meccanismo di funzionamento:

Il guinzaglio può essere una corda con un asola ad un estremo dove il proprietario può infilare un dito nel impugnare il guinzaglio oppure anche la mano per intero e dal altro lato è fissato saldamente, normalmente con una colla e una cucitura o una rivettatura, un anello metallico.

 

 

Il suo funzionamento dipende dalla corretta posizione del anello che deve permettere al guinzaglio l'istantanea possibilità di allentamento

 

Se si infila l’estremità dove c’è l’asola attraverso l’anello formiamo, sulla parte distale, dove sta l’anello, un cappio che si può stringere in modo tale che se vi introduciamo la testa del cane il cappio si posiziona attorno al suo collo e se si tira il guinzaglio il cappio si stringe in proporzione alla forza esercitata.

 

Ma ( ed ecco la particolarità del guinzaglio a cappio e dove questo da banale guinzaglio con capacità di “strangolare” diventa, invece, tecnico) la particolarità, e anche la qualità più peculiare al tipo di funzione che deve poter esercitare questo tipo di guinzaglio, è quella della sua capacità di aprirsi, ovvero di annullare la presa, appena la forza esercitata smette di agire e/o modificare la qualità del suo stato d’essere, in tutte le flessioni possibili inimmaginabili.

Quindi il guinzaglio a cappio è tanto più efficace e idoneo alla sua funzione quanto più velocemente ha la possibilità di allentarsi al variare o estinzione della forza esercitata, sullo stesso, dal proprietario, attraverso la corda.

Nel settore dell’addestramento vi sono anche ulteriori modificazione del guinzaglio a cappio e in particolare una di esse, quella più conosciuta e usata per comodità, efficacia e praticità d’uso, separa il collare ( di metallo) dal guinzaglio (in cuoio o pelle di montone, particolarmente  morbida e calda al tatto) potendo quest’ultimo  essere applicato al collare attraverso un moschettone di vario genere. Il guinzaglio di questo tipo è comunque, e sempre, utile che sia piacevole al tatto, morbido e flessibile oltre che resistente e con un moschettone sicuro e leggero.

Il vantaggio del collare in metallo, se a maglie strettissime, è quello di scorrere meglio e più velocemente e senza incepparsi e quindi di aprirsi più velocemente permettendo di persistere il meno possibile nella eventuale tensione esercitata in base alle risposte volute.

Inoltre il collare permette di avere comunque una facile presa sul cane lasciato libero, senza essere costretti a doverlo prendere e/o trattener, sgradevolmente, dalla pelle e dal mantello o dalla coda, e permette l’aggancio del collare senza dover introdurre la testa del cane nel cappio.

 

 

Per un cane attento al Proprietario il Guinzaglio diventa uno strumento del tutto etereo e quasi inesistente nella sua fisicità 

 

Ma non è tutto perché il corretto funzionamento del Guinzaglio Tecnico è molto più complesso se l’esercizio ha come finalità una marcia tecnica perfetta (e non si impara in modo casuale ma serve un insegnante qualificato che vi addestri al suo uso) che dipende da: come viene indossato il collare e il guinzaglio, ovvero, dal modo in cui viene messo sul cane, dalla posizione del proprietario rispetto al cane, da dove sarà posizionato il collare sul collo del cane,  fintanto a dover stare attenti alla posizione dell’anello del collare e del come scorre la catenella al suo interno, e deve permettere al proprietario di tenere il guinzaglio nella mano destra, in un modo particolare, che deve essere funzionale al suo modo di agire sul cane, in modo veloce e repentino senza richiedere forza fisica inutile e ingombrante, e allo stesso tempo permettere che non sfugga dalle mani ma che vi si possa alloggiare con delicatezza e flessibilità (come un pennello in mano ad un pittore) consentendo nel contempo al proprietario di usare la mano sinistra, libera, per interagire con il cane in un dialogo fisico-semantico del tutto tecnico e particolarmente espressivo e che richiede anche un giusto posizionamento del cane al nostro fianco, ovvero, con le sue gambe anteriori all’altezza della nostra gamba sinistra permettendogli così di avanzare, con la testa, quel tanto da poter interagire visivamente con noi senza prevaricare nella posizione di commando. L’armonia e il corretto parallelismo  dipende dalla sincronia del movimento del cane in rapporto al nostro movimento e che deve perfettamente armonizzare con il ritmo della oscillazione delle nostre mani e spalle, compresa quella che tiene il guinzaglio e, anche, in sincronia con il movimento dei nostri passi che deve essere in corretto rapporto all’equilibrio e alla velocità che si vuole stabilire nella marcia.

 

 

Il Guinzaglio è per l'addestratore come il Pennello è per il pittore

 

Tutto il nostro essere e tutto il nostro corpo, gambe, mani, tronco e testa, si muovono all’unisono con il nostro modo di usare il guinzaglio e ogni nostro, anche più piccolo, movimento dice qualcosa al cane che impara a leggere anche i più piccoli, e quasi impercettibili,  dettagli del nostro comportamento e della nostra azione, con il guinzaglio, in un modo incredibilmente perfetto e sincronico da  far apparire il binomio cane-proprietario un tutt’ uno organizzato e perfettamente in equilibrio dinamico che si esprime con una piena armonia d’insieme.

 

In mano ad un proprietario che lo sappia usare il Guinzaglio è come la bacchetta di un Maestro d'orchestra pò dirigere un adagio come un allegro...

 

La marcia Tecnica però sarà un capitolo che affronteremo più avanti quando saremo riusciti a capire bene il significato del modo in cui il guinzaglio deve essere usato affinchè funzioni correttamente e in modo perfetto, equilibrato ed intelligente.

 

Come si usa il guinzaglio e che significato può trasmettere al cane e quali sono le regole che lo governano affinché con esso vi si possa comunicare correttamente:

 

Cercherò di costruire un modello dinamico che possa farci capire il suo uso

(ricordandoci però sempre che l’arte di usare uno strumento è un fenomeno culturale e nasce da anni di storia e di continue modifiche che l’uomo ha introdotto nella sua costruzione ed evoluzione e nelle sue modalità d’uso per diventare sempre più efficace, raffinato e perfetto).

Il modello che voglio descrivere non è un’invenzione “tout court” bensì un tentativo di dare immagine ad un sedimentato storico intriso di realismo e misticismo, immaginazione e logica, esperienza, successi e fallimenti.

Tanto più il modello è corretto tanto più sarà capace di interagire con efficacia nella realtà e l’apprendista “stregone” dovrà solamente seguire, con attenzione, le regole d’oro applicandole, seconda la propria personalità e sensibilità, fintanto che si riesce ad avere una abilità tale da riuscire a comunicare con esso con la massima scioltezza e immediatezza.

 

Per quei fortunati che avranno dalla loro parte un talento naturale tale arte sarà un vero piacere e il guinzaglio diventa l’estensione del proprio pensiero già tradotto nella lingua del nostro nuovo partner sociale.

 

 

Il guinzaglio diventa un elemento talmente naturale che sembra far parte del nostro corpo e il suo uso diventa immediato e semplice ed esperime le nostre qualità interiori

 

Allora cerchiamo di costruire questo modello logico nel modo più semplice possibile e con poche,  ma preziose, regole fondamentali:

 

Qual’è la natura e come funziona, essenzialmente, il guinzaglio:

 

a)     esercita controllo sul cane formando un legame, quindi tiene unito e crea una forza di vincolo e quindi ha anche una funzione sociale

b)     esercita una azione creando una risposta che ci permette di comunicare con il cane attraverso la costruzione di un linguaggio dalla semantica tutta particolare

 

Voglio partire dal punto b) perché è quello che descrive meglio la “singolarità” del meccanismo d’azione e la logica di funzionamento del Guinzaglio Tecnico:

 

Il Partner-Conduttore, che detiene la Leadership del binomio uomo-cane, è colui che esercita l’azione sul guinzaglio.

L’azione esercitata sul guinzaglio è fondamentalmente di un unico genere con la possibilità di infinite flessioni qualitative.

L’azione è di tipo tensionale, ovvero con il guinzaglio fondamentalmente ed essenzialmente si esercita una tensione (di solito istintivamente e abitualmente finalizzata a trattenere il cane).

 

E’ di fondamentale importanza capire che il trattenere il cane è l’unica motivazione che non ha nessun valore nel uso del guinzaglio anche se all’apparenza questa motivazione sembra apparire come la cosa più logica.

 

LO SCOPO DEL GUINZAGLIO NON E’ QUELLO DI TRATTENERE MA QUELLO DI COMMUNICARE E DI TRASMETTERE INFORMAZIONI TRA IL BINOMIO SOCIALE.

 

 

Cosa vuol dire?

Il guinzaglio, nella sua evoluzione storico-sociale, da catena come impositivo territoriale e limite di sicurezza diventa strumento d’uso che si raffina sempre di più quanto più si perfeziona il rapporto tra Proprietario e Cane.

Rapporto che nel tempo si trasforma in una Partnership Sociale e il cane diventa parte di un sofisticato e delicato insieme di rapporti sociali dove il binomio diventa una squadra unita da un profondo legame d’intesa.

Più il legame d’intesa si consolida e prende forma in modo sociale e politico e più il legame fisico, il guinzaglio-catena, diventa leggero, etereo, e sempre più simbolico, fino a sparire del tutto.

 

 

Hai capito !??

 

L’azione del guinzaglio non ha più il semplice scopo di trattenere il cane entro un certo spazio ma acquisisce significati diversi a seconda dal tipo d’azione e dalle varie situazioni in cui l’azione viene esercitata.

L’azione fondamentale rimane la gamma di possibilità tensorie del guinzaglio, ovvero le varie possibilità di esercitare sul guinzaglio una tensione più o meno forte e modulata con varie flessioni di significato.

 

E’ FONDAMENTALE CAPIRE CHE LA TENSIONE DEL GUINZAGLIO CREA UNA RISPOSTA AUTOMATICA NEL CANE.

 

Questa risposta può essere estremamente varia tanto quanto sono varie le possibilità di tensioni  eseguibili con il guinzaglio.

 

AD UNA TENSIONE CORRISPONDE UNA REAZIONE INVERSAMENTE PROPORZIONALE SIA IN FORZA CHE IN DIREZIONE,

 

ovvero una risposta contraria al senso direzionale della tensione e con una forza generalmente più o meno uguale ( ovvero più ostinatamente tiro indietro il cane tanto più ostinatamente il cane tira nella direzione opposta).

 

Quindi, il cane cerca automaticamente di compensare alla nostra tensione con una risposta che porti il sistema, a due, in equilibrio, una forma di bilanciamento per raggiungere un equilibrio,  per quanto dinamico e precario possa essere.

 

Il rischio è che se il guinzaglio va in tensione si crei una situazione viziata ovvero un sistema di risposte contrarie che cercano di controbilanciare, con una forza oppositiva che permetta di mantenere il bilanciamento, e si cade in una specie di gara di tiro alla fune dove le parti cercano di non cedere alla forza dell’altra parte.

E’ DI FONDAMENTALE IMPORTANZA CAPIRE CHE OGNI TENSIONE NON E’SOLO UNA FORZA FISICA MA ACQUISTA, IN RELAZIONE AL RAPPORTO SOCIALE TRA LE PARTI IN GIOCO,  SIGNIFICATI DIVERSI E COMPLESSI,  IN RISPOSTA ALLE VARIE SITUAZIONE E NEGLI AMBITI DI COMPLESSITA’ IN CUI AVVENGONO

 

   

Il nostro Campione del Mondo di Bellezza, il Terrier Nero Russo più bello del Mondo, 

Elmar Nocni Boure 

 

Per capire in modo più profondo e intimo l’aspetto concreto e fisico che è possibile raggiungere nella interazione con il cane attraverso l’uso del guinzaglio Tecnico vi rimando ad un capitolo specifico ( vedi Nota n° 1...CLICCA QUI...) che se venisse introdotto ora nella trattazione allungherebbe e appesantirebbe troppo la fluidità e la facilità di lettura di pagine già complesse di loro natura e quindi lascio questa scelta di affrontare la nota, prima piuttosto che dopo, ai più impavidi e coraggiosi, intellettualmente parlando, avvisandovi comunque che la nota può essere anche considerata come argomento di complemento e affrontato anche successivamente.

 

Prima di continuare ad analizzare il guinzaglio e il suo misterioso uso cercherò di descrivere, nel modo più probabile possibile ciò che può nascere in una semplice e innocente passeggiata con un cane più o meno adulto e come sia di incredibile importanza conoscere le modalità di funzionamento del guinzaglio e quanto sia determinante, per una vita serena ed equilibrata con il vostro cane, saperlo usare con correttezza.

 

Vediamo:

 

Ipotizziamo di andare a fare la solita passeggiatina con il nostro cane magari anche solo per i soliti “bisognini” quotidiani:

Camminando per strada, sullo stesso marciapiede, incontriamo un'altra persona con un cane che viene verso di noi.

 

Come potrebbe presentarsi la situazione?

 

Il nostro cane incomincia a tirare per andare incontro all’altro cane il quale fa altrettanto.

Non sappiamo nulla dell’altro cane e quindi potrebbe, dal incontro, nascere qualsiasi cosa:

una amore al primo sguardo o una rissa senza frontiera.

Oppure l’altro cane potrebbe avvicinarsi con indifferenza oppure, ancora, tirando e sbavando come un furibondo trascinando il proprietario, ma potrebbe essere anche perfettamente al piede del proprietario eseguendo una marcia impeccabile e con fare attento solo al proprio proprietario. Potrebbe essere una femmina o un maschio o una femmina in calore, o una cane che esce per la prima volta al guinzaglio e che magari non ha mai visto un altro cane, e, poi, noi e l’altro conduttore che esperienza abbiamo con il guinzaglio e quanto sappiamo del comportamento del cane, e di che razza sarà?

 

Sono moltissime le variabili possibili in questa situazioni e molto dipende dalla nostra esperienza e dalle nostre conoscenze riguardante i cani, e in particolare il nostro cane, e la nostra reazione all’incontro potrebbe avere altrettante se non di più sfumature emotive:

Ci fidiamo delle nostre capacità oppure sappiamo che siamo in difficoltà a gestire il cane in caso di agitazione?

Siamo sinceri nella valutazione comportamentale del nostro cane o lo adoriamo a tal punto da negare ogni evidenza imbarazzante?

Il nostro cane ci considera e ci ascolta?

Il nostro cane è ben socializzato e non è aggressivo con gli altri suoi simili?

Abbiamo fretta?

Siamo sereni o preoccupati o magari arrabbiati per altre cose?

Che rapporto abbiamo con il guinzaglio, lo sappiamo usare o è solo un impiccio ingombrante?

 

Cosa può succedere?

 

Cosa ne dite di un "faccia a Faccia"con una bella e prestante femmina di Rottweiler, come la nostra Romina di Casa Meroni !!!

 

Proviamo a  fare una ipotesi molto probabile in quasi tutte le circostanze a parte il caso in cui sappiate usare perfettamente il guinzaglio e il vostro cane vi presta attenzione e rispetto:

 

La prima cosa che succede, indipendentemente che sia il cane ad iniziare o voi, in quanto preoccupati di quello che potrebbe accadere, e anche solo, se, saggiamente, per evitare l’incontro, pensate di cambiare marciapiede: 

 

IL GUINZAGLIO, PIU’ O MENO CORTO… VA IN TENSIONE!!!

 

...o preferite un bel maschio dominante di 60Kg, come il nostro Bozo???

 

Cosa succede in conseguenza a ciò:

Succede che la tensione, esercitata sul guinzaglio, nel tentativo di trattenere il cane (e mettiamo pure anche il caso che siate voi a metterla in atto per primi, ma in verità è lo stesso perché non cambia nulla), creerà dall’altra parte del guinzaglio, nel cane, una reazione di risposta contraria e di eguale intensità.

Voi di risposta continuerete a tirare indietro il cane, nel tentativo di poterlo trattenere o di allontanarlo, e il vostro cane, per equilibrio statico o dinamico, nel suo tentativo di raggiungere l’altro, fa altrettanto, arrivando al famoso tiro della fune dove vincerà il più forte e ben piazzato che trascinerà via l’altra parte, oppure se le parti sono equivalenti si manterrà la tensione fintanto che la situazione troverà un risvolto diverso, nella speranza che disgraziatamente non si spezzi il guinzaglio.

Nel proprietario aumenterà l’insicurezza e la paura di non farcela, mentre nel cane nasce una situazione del tutto particolare sulla quale vale la pena soffermarci:

 

Il cane alla tensione del proprietario, che, nella sua sempre maggiore insicurezza, potrebbe trasformare la tensione in un insieme compulsivo e caotico di strattoni magari accompagnato da sproloqui verbali animati e carichi di emotività straripante, reagirà sempre più in modo convinto e animato da profonda determinazione nella sua volontà di realizzare il suo proposito di andare dall’altro cane, ma soprattutto, ed è questa la cosa importante, cambierà e/o rafforzerà la sua motivazione e il suo stato d’animo:

 

Il guinzaglio in tensione restringe il territorio di 1° Grado e fa scattare nel cane una situazione di difesa del Territroio del tutto inopportuna e fraintesa che nulla aveva a che fare  con la vostra intenzione!

 

IL CANE IN TENSIONE IMMAGINA CHE VOI PARTECIPIATE ALLA SUA INTENZIONE APPOGGIANDOLO IN PIENO E CONFERMANDO QUANTO

 E’ IN ATTO!

e soprattutto rafforza la sua sicurezza e determinazione, avendo voi alle spalle a proteggerlo,

 rischiando, così, di distorcere completamente, nella sua natura, un semplice e normale incontro sociale

 

...eppure più che il cane, o la razza, spesso, è il Proprietario il problema e l'uso scorretto del Guinzaglio ! 

 

Se poi l’iniziativa del cane, rafforzata e confermata dalla vostra tensione ( trasformatasi ormai in involontario incoraggiamento), è anche magari animata da voglia di dominanza, da parte del cane, l’azione diventa ancora più decisa e determinata e la vostra partecipazione verbale , più focosa è, più incoraggia e alimenta il desiderio del cane (che non ascolta il significato verbale delle vostre parole ma lo stato emotivo con cui vengono espresse).

Ed ecco già istaurato tutto il necessario per una lite pericolosa tra gruppi di tifosi ( che magari nella loro vita normale sono delle semplici persone responsabili e perbene…come in teoria dovrebbe e/o potrebbe essere il vostro cane senza il vostro involontario incitamento!)  e  motivati solo dallo sfogo e dalla voglia di far valere ed imporre la propria ragione e superiorità fisica, rassicurati e rafforzati reciprocamente dal sostegno forte e sicuro della comune causa e dai propri compagni,  altrettanto animati dalla stessa volontà e determinazione, sfuggendo completamente ad ogni tipo di controllo e inibizione sociale, e diventando, così, nel tempo, dei veri è propri teppisti della Domenica, forse i più fragili e i più pericolosi.

 

Ecco che, da una semplice passeggiata, il nostro incontro può diventare un incubo inaspettato.

 

Da questa esperienza poi nasce un precedente che ci rende sempre più deboli, indecisi, confusi e insicuri nei successivi incontri e così gli evitiamo, perdendo preziose battaglie, mai giocate, creando un cane che non potrà mai e no sarà mai capace di stabilire una vera gerarchia con voi e non riuscirà mai a socializzare con il mondo esterno e che ogni volta viene, da voi, involontariamente, istigato al litigio e si può così essere costretti a fare passeggiate super mattutine o notturne nella speranza di non incontrare un’altra coppia con i vostri stessi problemi.

Una situazione perversa e autogratificante per il cane che renderà il futuro dei vostri rapporti sempre peggiore se non si modificano i presupposti di tale situazione:

 

Il sbagliato modo di usare il guinzaglio !

 

In verità il cane è disposto a tutto per Voi...ma deve capire cosa volete veramente! 

 

Purtroppo questa situazione difficilmente, da soli e senza aiuto di un Esperto Istruttore Cinofilo, è di difficile risoluzione e di solito finisce per diventare una tipica condizione di follia evolvendosi come per definizione stessa della parola “follia”: ovvero si finisce per “ripetere sempre la stessa cosa sperando in un risultato diverso”…ma così non è, anzi, di solito il problema si radica sempre di più e si estende a tutto il comportamento sociale del cane anche con e al interno del proprio Gruppo Famigliare.

 

Quindi la Prima Regola d’oro, nel usare il guinzaglio,

 è quella di non metterlo mai in tensione!!!

 

 

...e pace è fatta!!!

 

Ovviamente questo proposito sembra alquanto fantasioso e tutt’altro che realistico e del tutto irrealizzabile ma in realtà bastano pochi esercizi, ben studiati e eseguiti con dovizia, per riuscire a convincere il nostro cane che prendere l’iniziativa senza prestare prima attenzione al proprietario, come, ad esempio, decidere di prendere una direzione di marcia a propria scelta, non è sempre vantaggioso, neppure se la scelta, del giovane cane, cerca solo di anticipare il pensiero e la volontà del proprietario.

Si, perché il cane non è affatto volenteroso solo di fare tutto l’opposto di quello che noi desideriamo ma lui cerca solo di anticiparci nelle nostre abitudini e, il tutto, con la massima premura e con estremo entusiasmo del “bellimbusto”, e se, nel farlo, noi mettiamo in tensione il guinzaglio non facciamo altro che confermare che quanto sta facendo è giusto e che lo apprezziamo davvero anche Noi.

 

RICORDATEVI SEMPRE CHE METTERE IN TENSIONE IL GUINZAGLIO

SIGNIFICA SEMPRE QUALCOSA !!!

 

E questo “qualcosa” dipende dalla circostanza e dal rapporto esistente tra il binomio proprietario e cane, e, normalmente, crea una risposta di uguale intensità ma di direzione contraria  alla tensione esercitata e carica della vostra “involontaria” (ma solo per voi, mentre per il cane è del tutto reale e vera) partecipazione. 

 

 

L'Attenzione sostituisce la necessità di un vincolo concreto 

 

Quindi, ritornando al nostro modello, abbiamo due condizioni possibili nell’uso del guinzaglio:

1)     il guinzaglio in tensione comunica sempre qualcosa e quindi il cane è sotto stimolo.

2)     Il guinzaglio allentato invece rappresenta esattamente l’opposto, l’assenza di stimoli e quindi non stiamo dicendo niente

 

Dalla seconda regola può nascere, molto facilmente, una situazione di straordinaria  importanza e di incredibili risvolti comportamentali che possono cambiare la vita, nel rapporto con il vostro cane, in una esperienza meravigliosa o in un inferno insospettabile.

 

(se si vuole approfondire meglio gli sviluppi comportamentali che questo seconda regola, per i soliti più agguerriti intellettuali, è possibile farlo affrontando impavidamente la Nota n° 2 in rosso vedi Link ...CLICCA QUI...)  

 

Una giusta Partnership è la base di un buon rapporto!

 

 

Ricordatevi una cosa importantissima e di fondamentale influenza sul comportamento del vostro cane:  Con il Guinzaglio in mano, anche e soprattutto se allentato e non in tensione, il proprietario si assume anche la Responsabilità del Binomio Sociale ( Proprietario-Cane) e diventa, per il cane, il riferimento per eccellenza dei rapporti interni e di quelli verso l’esterno. Bisogna quindi che il proprietario sia consapevole che anche quando il Guinzaglio è allentato e il cane non è sotto stimolo la sua Posizione Politica è comunque sempre in gioco ( e il cane è sempre molto attento alla sue inflessioni interne e alle sue modificazioni nel rapporto all’Ambiente naturale e sociale circostante) e va esercitata in modo tale che sia il proprietario a controllare questa posizione e a gestirla con autorevolezza e non si faccia prendere la mano dalla situazione e/o dalla superficialità e faciloneria, facendosi scavalcare nella determinazione delle decisioni da prendere, dalla personalità, prorompente e in carriera, del, più o meno giovane, cane. Perché questa trascuratezza, fatta in tutta buona fede, porterebbe, velocemente, alla formazione di comportamenti competitivi nel cane, nei confronti al proprietario, e spingerebbe, il cane, anche ad esternare ,molto probabilmente, dei comportamenti di dominanza ( che possono anche spesso avere valenze di sfida sfocianti in aggressività) nei suoi confronti e nei confronti dell’ ambiente esterno, dove il cane cercherebbe di gerarchizzare, al posto del proprietario, in ragione della sua minore o maggiore sicurezza caratteriale forgiata, nella sua tempra più o meno forte e decisa, dalle esperienze vinte in precedenza contro di noi.

 

Quindi tutto quello che possiamo dire con il guinzaglio stà fra questi due estremi:

stimolo si o stimolo no!

 

Sembra poco ma in mezzo c’è un universo di sfumature e significati da scoprire

 

Ad uno stimolo il cane risponde e nella assenza di stimoli il cane è neutrale ed indifferente ma pone, nel contempo anche, il proprietario in una posizione di responsabilità:

quella di farsi valere come Partner Sociale di Riferimento.

 

Un vero legame non teme le difficoltà degli stimoli esterni

 

Per il momento (…il resto verrà quasi di conseguenza!!!) chiediamoci come fare perché il cane non arrivi ad essere sotto stimolo quando è al guinzaglio se non quando lo vogliamo noi e in modo tale che la risposta sia controllata da noi.

 

Esiste un momento intermedio fra l’essere in tensione e non esserlo, del guinzaglio, ed è una condizione percettiva di tipo “psico-fisica” non solo Mentale ne solo Fisica, ma una combinazione delle due, che il cane impara velocemente ad interpretare precisamente e correttamente non appena impara a prestare Attenzione al proprietario e ai suoi interventi al guinzaglio.

E’ una condizione di Aspettativa, una fase di Anticipazione degli Eventi che viene Percepita, dal cane, (ma con il tempo anche dal proprietario se vi presterà Ascolto con Attenzione) in modo estremamente sottile e attenta al minimo variare della tensione, della sua inclinazione e della sua capacità emotiva.

Un situazione che è portata alla coscienza attraverso una Percezione Totale, appunto psico-fisica, una Sospensione piena di Percezione, una Stasi Panica dell’Essere dove la mente arguisce la percezione delle risposte sensoriali e dei stimoli ambientali.

Ovvero il cane (ma in verità anche il proprietaro) impara  ad apprezzare le fasi ambientali anticipatorie intermedie fra i due estremi dell’essere fra l’Off e l’On dello stimolo.

 

Ora però, per capire meglio questo stato finale del uso del guinzaglio ovvero quello psico-fisico bisogna che comprendiamo due cose fondamentali:

 

Come attirare l’attenzione del cane e come controllare la tensione.

 

L’attenzione al proprietario dovrebbe essere costruita fin dal primo momento in cui si ha un cucciolo e coltivare questo interesse del cane verso il proprietario attraverso il nostro comportamento e le attività ludiche e collaborative con il cane.

(vedi: http://www.dellegrandiombre.it/it/6-Info-di-Razza/32-Addestramento-di-Formazione-Il-cucciolo-e-linnamoramento.html )

 

Una corretta Attenzione al Proprietario può diventare un vero e proprio Imprinting, ovvero una impronta indellebile e permanente

 

Ma nel caso ciò non sia avvenuto, e abbiate perso una grande occasione di esperienza primordiale (Imprinting) , non disperate, è ancora possibile, anche se  con un po’ di fatica in più, ottenere l’Attenzione anche solo con il corretto uso del guinzaglio.

 

Il guinzaglio è come non ci fosse 

 

Nella tematica riguardante le modalità d’uso del Guinzaglio in verità il controllo della tensione è l’argomento più difficile da intuire per chi comincia a provare ad usare correttamente il Guinzaglio Tecnico.

 

Come può essere controllata la tensione?

 

E’ possibile dare alla tensione una maggiore o minore intensità in relazione alla forza che esercitiamo sul guinzaglio.

Ma possiamo anche modificare la tensione in relazione alla velocità con cui la applichiamo!!!

 

Ad esempio:

Se noi cerchiamo di usare una tensione per il minor tempo possibile arriviamo ad un situazione dove, tra l’intervento della nostra forza e il momento in cui lasciamo cadere la tensione, l’istante di tensione (il tenso-istante) è il più breve possibile: in pratica diventa un tendere e lasciare immediatamente ovvero un po’ come nel gioco dello Yo-Yo l’istante in cui si applica la forza è brevissimo e se il momento avviene proprio alla fine della corda si ottiene il massimo rendimento, ovvero il maggiore effetto di risposta possibile (nel nostro caso una risposta d’attenzione da parte del cane verso il proprietario) con il minor sforzo.

 

Quindi basta un piccolo “tocco” per ottenere l’effetto voluto con il massimo dell’efficacia.

 

Lo stesso vale per il guinzaglio, se l’intervento è istantaneo al momento in cui la corda arriva alla sua massima estensione si ha il massimo risultato con il minor sforzo e questo si traduce nel non essere costretti ad interventi con una esagerata semantica verbale che alla fine, poi, di solito, funge da involontario stimolo emotivo incoraggiante (anziché, come era probabilmente nostra intenzione, all’opposto, essere uno stimolo distraente) e che finisce ad ottenere anche, oltre alla  poca efficacia, tanta confusione di segnali comunicativi.

 

Se l’intervento è corretto e l’istante è giusto e la tensione interviene solo per un tempo vicinissimo allo zero, allora ci serve pochissimo intervento per avere una risposta precisa, sufficiente ed efficace, in risposta a quanto volevamo dire con il nostro intervento (tocco) con il guinzaglio.

 

Saper usare correttamente il guinzaglio è come saper suonare perfettamente uno strumento musicale, ci vuole arte e sensibilità

 

Il Cane è un Maestro di Sensibilità e di Abilità in questo Gioco e riesce a percepire un micro –intervento (micro-tocco) senza nessuna difficoltà e nessun errore d’interpretazione.

 

A questo punto è possibile sollecitare lo stimolo tattile, nel cane, con un intervento talmente minimale del Guinzaglio che basta un dito della nostra mano per creare risposte precise ed estremamente soffisticate

  

“TOCCO” mi sembra un aggettivo più corretto e anche molto più onomatopeico e circondato anche da un velo di misteriosa abilità da maestro d’Arte (che mi piace a dire il vero!) e comunque certamente da più l’impressione di un intervento veloce e repentino e che finisce subito appena applicato.

 

Il “Tocco”, è come una pacchetta sulla spalla, è una richiesta di attenzione e allo stesso tempo una distrazione da eventuali altri interessi che distolgono l’Attenzione verso il proprietario.

 

In questa ottica diventa importante fare una riflessione sul collare che non è altro che l’estensione del guinzaglio come questo è l’estensione del braccio del proprietario.

 

LA COSA PIU’ IMPORTANTE DEL COLLARE E’ CHE POSSA SCORRERE IL PIU’ FACILMENTE E VELOCEMENTE POSSIBILE ALTRIMENTI NON E’ POSSIBILE PENSARE AD UN EFFICACE TENSO-ISTANTE, NE AD

UN “TOCCO” ISTANTANEO!!!

 

Infatti l’abilità di chi usa il guinzaglio è di saperlo far aprire il più velocemente possibile, in seguito alla chiusura dovuta alla tensione, in modo che la “micro-tensione” esercitata con il collare, chiudendosi, sia il più istantanea possibile e duri il minimo necessario affinché non crei una reazione di risposta allo stimolo fornito dalla tensione.

Se abbiamo una micro-tensione, in senso di tempo, avremo anche una micro-reazione oppositiva che tende a diventare insignificante e si trasforma in uno stimolo d’attenzione rivolto al proprietario in attesa di una proposta di azione.

 

 

Lantaka Freya in conduzione sul Ring con Massimo

 

TUTTO QUA’  IL SENSO CHE DEVE AVERE IL GUINZAGLIO,

NON DI DISSUASIONE, MA DI STIMOLAZIONE

ALL’ATTENZIONE VERSO IL PROPRIETARIO.

 

Il collare a cappio ha il vantaggio di andare in tensione stringendosi attorno al collo del cane come una mano che stringe un’altra, e come questa sa dare infiniti significati alla stretta.

 

Ma se la stretta non si allenta non vi è più comunicazione e si crea solo una risposta oppositiva alla costrizione e contraria al senso della tensione esercitata dal guinzaglio.

 

Quindi l’ idea che il Guinzaglio Tecnico eserciti coercizione ovvero costrizione è del tutto insensata dal punto di vista di un corretto uso del guinzaglio Tecnico,

altrettanto quanto lo sarebbe un violino per lanciare freccie!!!

 

Pensate ad una persona che nel stingervi la mano insiste nella sua azione senza lasciare la presa e magari tirando con una certa insistenza verso di sé, aumentando la forza della stretta. La vostra risposta sarebbe di opposizione e cerchereste di tirare via la mano per liberarvi dell’impedimento!

 

Il contatto deve esprimere qualcosa, deve comunicare, non costringere, trattenere o impedire la libertà, perché altrimenti si crea una risposta contraria e oppositiva.

 

Ritornando all’esempio già fatto in precedenza se qualcuno è sul limite del litigare l’essere trattenuti dai compagni, magari che godono anche di una ottima considerazione politica, aumenta la sicurezza e la determinazione del litigante trattenuto che si sentirà più sicuro e più forte dalla presenza dei compagni. Così si sente il cane davanti ad uno sfidante, in un incontro fortuito sullo stesso marciapiede. Quando sente la tensione del guinzaglio, il cane, si sente più sicuro e protetto dalla partecipazione/protezione del Partner Sociale di Riferimento (che dovrebbe essere il proprietario) e si rischia l’innesco di una reazione di aggressività da dominanza che può finire in una baruffa inaspettata dal ignaro proprietario.

 

Il guinzaglio, e soprattutto quello “tecnico”, quindi ha il compito di legare il cane al proprietario in uno stretto rapporto di complicità che diventa anche misura della qualità del loro legame e della sua maturità.

 

 

Lantaka Hilaria in conduzione sul Ring con Paola

 

Il Guinzaglio diventa un limite che definisce uno spazio di libertà del cane pur mantenendo un  legame molto concreto e intimo con il suo proprietario inteso come il Partner Sociale di Riferimento, e quindi, nel rapporto a due, il proprietario detiene il posto di Primo Responsabile della Gestione interna ed esterna al Gruppo e diventa anche, in ciò, il soggetto Dominante del Gruppo-Binomio, proprietario-cane.

Il guinzaglio diventa anche l’innesco dal quale parte, e si consolida, l’azione del proprietario per dire qualcosa al cane.

Una volta catturata l’attenzione del cane, attraverso l’intervento con il guinzaglio, però, è necessario che il proprietario interagisca immediatamente con il cane o attraverso uno stimolo predatoriale oppure con uno stimolo alimentare e/o comunque introduca una attività di “Ruolo Sociale”, di “Branco”, dove , socialmente parlando, il proprietario esercita la funzione di accentratore e gestore del gioco.

Questa conquista da parte del proprietario del Ruolo Dominante, incredibilmente, per noi, gratifica, in modo straordinario, anche il cane che trova così, nel proprietario, un punto di Riferimento preciso e, allo stesso tempo, consolida la sua posizione di Primo Collaboratore (metaforicamente parlando una specie di “Primo Cavaliere” per citare la storia di Camelot e della amicizia fra Re Artù e Lancillotto) eliminando qualunque motivi di conflittualità sociale e inutile competizione: cosi si Realizza l’Aspettativa Sociale del cane e così si può trovare un corretto Equilibrio Interno e collocarvisi ( il proprietario) con determinazione e riconoscimento totale del suo ruolo principale.

Il cane non ammette e non capisce un comportamento plurivalente o incoerente del proprietario, ovvero del soggetto Alfa, che per il cane non può essere un soggetto tormentato da dubbi ed incertezze esistenziali, intellettuali e/o sociali, nel rapporto con il Gruppo e il Territorio.

Per il cane il Capo dovrà sempre comportarsi da Capo come un Regnante dovrà sempre comportarsi da Re, il suo Ruolo non è discutibile, se non vuole che la Società vada in Crisi e i rapporti sociali si deteriorino in conflitti, intrighi e competizioni.

Al cane piace il Proprietario Eroe ed è incapace di considerare l’ipotesi di essere gestito e di affidare la sua vita  da un Anti-Eroe ( che invece piace molto a noi come figura postmoderna di Eroe, soprattutto, metropolitano).

l’Anti-Eroe è una metafora della condizione umana post-moderna non è un ideale canino! 

 

Valiant Delle Grandi Ombre impegnato in un giro di Ring

 

L’essere perfettamente al piede o al seduto o al terra non deve essere pensato solamente come un esercizio dove il proprietario obbliga il cane in qualcosa di coercitivo, perché non è così, anzi, se il proprietario saprà interpretare correttamente il suo Ruolo Conduttore del gioco ed è capace di coinvolgere con passione l’attenzione del cane l’esercizio nasce e si anima da solo e deve essere solo Gestito da noi come Attività di carattere  Sociale dove il cane si sente coinvolto in un lavoro specifico preciso e programmato in tutte le sue parti ed eseguito volontariamente e con piacere come Lavoro di Squadra in sintonia ad una attività di Relazione e finalizzata come una attività svolta in Comune…questo dovrebbe essere ciò che si fa in un’intelligente e cosciente Scuola di Addestramento.

L’Esercizio in sé è un momento preciso dell’ Attività Comune realizzata per uno Scopo Sociale che può essere la perlustrazione del territorio e/o piuttosto di una battuta di caccia o di una ricerca di una traccia o una azione di difesa o un’azione politica di affermazione del ruolo sociale o qual si voglia infinite possibilità di giochi di ruolo inimmaginabili, dove il cane dovrà avere un ruolo preciso di aiutante gregario e il proprietario avrà il suo di caposquadra responsabile della tattica e della finalizzazione del programma.

Il contenuto dell’attività può essere anche solo simbolico!...o meglio, più che simbolico vi è una specie di forma di Reminescenza Comportamentale che si scatena nel profondo dell’essere del cane, ed è l’azione stessa, come schema motorio fisso, che stimola l’interesse atavico ( quindi fortemente istintivo!) a quella Attività Collettiva, vissuta come una realtà pura e semplice, finalizzata biologicamente, ovvero esistenzialmente, al di là del contesto della nostra vita metropolitana.

Il contesto è solo una condizione non una necessità (ovvero può essere anche un condizione ”fantoccio”, surrogata e che offre la possibilità di scaricare le tensioni biologiche accumulate e pronte ad scatenarsi al minimo stimolo attivatore), la vera necessità del cane è la qualità, la tipologia e il genere d’azione, che istintivamente mette, in Lui, in moto un esperienza atavica e fortemente radicata nel suo essere ancora “animale”, nel senso naturale del termine.

Importante è che l’attività in comune, per quanto simbolica possa essere considerata da noi, venga sentita dal cane come un’azione di forte partecipazione e che alla fine avrà una giusta ricompensa dovuta al successo riconosciuto dal proprietario e/o premiato con una attività predatoriale e/o ludica e/o un premio alimentare, sempre in funzione di una gratificazione sociale che faccia sentire il cane soddisfatto del suo Ruolo di Gregario, di partecipazione attiva, e lo ponga in una posizioni di Status Gerarchico ben definito, chiaro e riconfermato in continuazione, nel suo valore esistenziale, dalla considerazione e importanza datagli del proprietario.

 

Valiant Delle Grandi Ombre rilassato, ma attento, al Guinzaglio Tecnico

 

A volte basta uno sguardo di soddisfazione del proprietario, una consenso verbale, una calda carezza, anche veloce, ma, sentita per far sì che il cane abbia soddisfazione di quanto fatto per noi.

Più il nostro legame sarà maturo e ben consolidato e meno moine e contorni servono.

L’esagerazione sia nei premi che nei discorsi emotivi non appaiono, al cane, come segni di vero apprezzamento ma sortiscono più come un tentativo di corruzione e gli sembrano tradire sempre una certa mancanza di sincerità.

Il cane impara a leggere molto in fretta, e nel profondo, il nostro comportamento e ci sa leggere  nell’anima e solo se da lì vengono i nostri sentimenti per lui avranno un valore autentico e capaci di forgiare un rapporto profondo e indissolubile, con noi, fondato sulla Stima e sulla Fiducia reciproca.

In questo aspetto il cane va preso molto sul serio se si vuole costruire un rapporto vero e non solo fatto di finzioni e di mercantilismo dei vantaggi.

 

Fior d'Acqua Caio con una Attenzione complice

 

Il guinzaglio ha una  funzione determinante in questo gioco di ruoli e nella possibilità di trasmettere sensazioni e informazioni estremamente ricche di significati e il suo uso, in questa dimensione della comunicazione, non ha più nulla a che vedere con il trattenere, punire o obbligare il cane a fare qualcosa contro la sua volontà solamente per soddisfare la nostra voglia di comandare.

 

Il guinzaglio e il suo misterioso uso:

 

E’ proprio vero che la malalingua tende a sollecitare maggiormente l’interesse e la fantasia delle persone. Per cui è, normalmente, anche, più facile parlare male di una cosa che non spiegarne la sensatezza.

La verità normalmente costringe ad una fatica in più, alla quale si farebbe volentieri a meno.

 

Cosa facciamo oggi? Strangoliamo il cane o ci limitiamo a strattonarlo nel tentativo di lussargli qualche vertebra cervicale?

 

Perché dovrebbe essere questo l’intento di chi usa il guinzaglio a cappio?

 

Il Campione Blues con Massimo in Expò...il guinzaglio?...un optional !

 

In esposizione, ad esempio, il suo uso è essenzialmente sintetico ed estetico e la sua tensione è quella di diventare sempre più etereo e inesistente ( d’altronde, per un esperto, non è difficile gestire un cane senza guinzaglio ma spesso si nota di più il peso della coercizione gestionale e psicologica che non la scioltezza del connubio cane-conduttore che con il guinzaglio si libera di un peso politico!...ovvero, paradossalmente, in apparenza, con il guinzaglio il cane si sente più libero… proprio dal peso psicologico del proprietario!).

Perché usare il guinzaglio a cappio piuttosto di altro?

(non faccio distinzione tecnica fra collare e guinzaglio e uso la terminologia di guinzaglio a cappio, inteso come Guinzaglio Tecnico, perché la separazione del guinzaglio e del collare è prettamente pratica ma di fatto, in realtà come in teoria, dovrebbero essere tutt’uno come estensione del braccio del proprietario!)

Spesso i neofiti credono che il collare “a strangolo” riesca a frenare e comandare meglio il cane pensando che strangolandosi il cane è costretto a tirare meno, ma così non è affatto, e si arriva solo ad avere un cane che quando tira ansima come un forsennato perché non riesce a respirare bene…ma che nonostante ciò continua nella sua azione prefissata.

Quindi è bene ripetere che il guinzaglio a cappio non va usato dal neofita ma solo da coloro che sanno come funziona e hanno già una manualità consolidata nel suo uso, normalmente acquisita in una Scuola di Addestramento Cinofilo.

Ma il tipo di intervento che si fa con il guinzaglio a cappio, è giusto crederlo, o anche solo definirlo, una costrizione o una punizione?

Non è che lo chiamiamo così, impropriamente, solamente perché ci sembra logico  e apparentemente evidente declinarlo negativamente, dato che il cappio sembra servire a strangolare o comunque a vincolare qualcuno o qualcosa, quindi pensando di dover usare comunque forza e coercizione?

Ma è poi vero che questi interventi dovrebbero inevitabilmente finire per strangolare e/o a vincolare in una coercizione di forza, o il nostro intervento non dovrebbe essere qualcosa di diverso e finalizzato a comunicare piuttosto che a inibire?

Cosa è veramente questo demonizzato  “strappo” o, meglio lo “strappetto” istantaneo e repentino, e il diminutivo non è dovuto per i più sensibili ma per avvicinare di più la logica del nostro intervento al concetto di velocità e rapidità nel stringere e liberare, senza persistere nella tensione?

Qual è il suo significato?

Qual è la sua origine?

Forse in verità non lo usiamo correttamente e lo recepiamo emotivamente come un’azione negativa imposta con la forza al povero cane solamente perché non capiamo il suo tipo di intervento e lo scopo comunicativo dello stesso che dovrebbe aiutare a rafforzare il rapporto e a creare legame piuttosto che inibire e fare azione di valenza punitiva.

Ha veramente una funzione coercitiva?

Che effetto vuole sortire?

Come funzione?

Perché funziona?

 

Stanroph Sloberry al Guinzaglio "in piazzata" in Expò

 

Proviamo semplicemente a sostituire la parola “strappo” o strappetto, strangolare o impiccare, trattenere o vincolare con un termine diverso, più delicato e, soprattutto, più appropriato:

 

Il “TOCCO”

 

Normalmente, in gergo da addestramento sul campo, si dice “strappo” o strappetto in quanto non si vuole dire tensione e in quanto la tensione è proprio ciò che non si vuole produrre in quanto la reazione-risposta a questa tensione, da parte del cane, sarebbe proprio contraria a ciò che normalmente si vuole dire con il guinzaglio.

Il modo più appropriato per definire lo strappo necessita di chiarire il suo significato.

Se si fa questa precisazione si potrà arrivare ad un concetto più preciso e appropriato oltre che tecnicamente anche etologicamente .

 

Il nostro intervento con il collare non è uno strappo ma un TOCCO !!!

 

Quel qualcosa che attraverso il contatto istantaneo trasmette determinazione e decisione e tutta una gamma infinita di sfumature intermedie ma che ha comunque lo scopo principale di determinare un contatto immediato e istantaneo che cattura l’attenzione, dis-toglie da un altro interesse, più che tirare via, più che allontanare con la forza della ammonizione.

Il TOCCO è istantaneo e non ha direzionalità…è una forza senza verso, è neutrale, è uno stimolo senza legame condizionante, crea e attira solo l’ATTENZIONE.

Il tocco ha solo una variazione di intensità di energia, ha una sua personalità chiara e unica e non è un insieme combinato.

Il significato del tocco ha innumerevoli sfumature date dalla sua intensità, dal momento del suo intervento, dal suo carattere, dalla posizione del conduttore e dalla sua semantica accompagnatoria (ovvero dalla nostra associazione verbale).

Il tocco è analogo a quello che un cane, almeno il mio cane (…ma credo che qualunque proprietario di un cane lo abbia sperimentato almeno una volta), mi da qualora ad es. alla sera guardo la TV e vuole venirmi in braccio, con il naso mi da un tocco di una tale significazione con la punta del naso che è inequivocabile e il suo significato è: richiesta di attenzione…dice: Ci sono anch’io!!!...ti va di interagire?!...fammi salire, dai!

Ma anche l’invito al gioco e il civettare tra due cani, in comportamento intimo, è espresso con una serie di tocchi energici e più o meno secchi della punta del naso, del muso intero a volte, che significa chiaramente un invito alla partecipazione sociale…ad un gioco di ruoli!...e guarda caso, in questo tipo di comportamento, il collo è la zona di contatto preferita, soprattutto di fianco del collo!!!

La tensione, invece, crea una risposta opposta di direzione e direttamente proporzionale alla forza applicata e quindi se il conduttore-proprietario non vuole che il cane tiri al guinzaglio, paradossalmente, non deve mai tendere il guinzaglio nel senso opposto alla marcia del cane e quindi non si dovrebbe mai trattenere il cane.

 

Lo Stile e la Classe nella presentazione in esposizione non è da tutti !!! 

 

Concetto non facile da capire per chi ha un cucciolotto esuberante che non vuole altro che farsi un bel giro, magari al trotto o al galoppo trascinando via il proprietario con il massimo entusiasmo pensando che questo tipo di gioco sia condiviso da entrambi.

 

Molto importante è capire che il guinzaglio è uno strumento che agisce sugli equilibri.

 

L'arte della presentazione in esposizione richiede abilità, personalità, sensibilità e soprattutto talento!!! 

 

Ho visto questa abilità di equilibri espressa in modo straordinario in una manifestazione di Giovani Handler (aspiranti giovani presentatoti di cani nelle Esposizioni di Bellezza) in una Expò Internazionale di Bellezza dove questi giovani ragazzi riuscivano a condurre cani di ogni razza con una leggiadria e una abilità straordinaria senza quasi toccare il guinzaglio, costituito da una sottile corda a cappio (tipico guinzaglietto usato nella presentazione dei cani nei Ring delle Esposizioni di Bellezza) armonizzando con la giusta andatura che coinvolgeva completamente il cane e muovendosi attorno a lui con destrezza impeccabile a seconda dalla posizione in cui, nel tragitto, si posizionava il giudice in modo da offrire sempre la giusta angolatura per il corretto giudizio e per poi fermarsi in una improvvisa piazzata (posizione in cui il cane dovrebbe esibirsi davanti al giudice per permettere a questo una valutazione d’insieme e delle parti che costituiscono la sagoma del corpo, ed esprimere un primo giudizio morfologico) soltanto coinvolgendo il cane con la propria figura affidando al guinzaglio solo brevissimi e quasi impercettibili  interventi ( TOCCHI, appunto ) che facevano sembrare che il cane gli leggesse nel pensiero.

 

La maggior parte di chi critica l’uso del guinzaglio a cappio  confondono la tensione del guinzaglio e/o lo strappo con la punizione fisica mentre il suo uso approfitta soprattutto della sua capacità di scorrimento che permette al collare di aprirsi e chiudersi velocissimamente.

 

Per cui sarebbe più corretto definire questo tipo di collare “a scorrimento”.

 

E chi è lo stolto che, nel tentativo di comunicare per migliorare le intese con il proprio cane, usa il guinzaglio per fargli del male, torturarlo, soffocarlo e/o addirittura ledergli l’apparto Laringo-Esofageo?

Chiunque vuole far male al cane non ha bisogno di un guinzaglio a cappio!

Chiunque usasse il guinzaglio a cappio con l’intento di punire o fare del male al cane stravolge e confonde completamente l’uso e lo scopo del guinzaglio e sarebbe cieco, davanti alla inappropriatezza del proprio fare, alla stregua di chi cercherebbe di tirare frecce con un violino o un qualsiasi altro strumento a corda?

 

Fior d'Acqua Ziva in una vigorosa scodinzolata al Guinzaglio "a cappio" da Espaosizione

 

Il guinzaglio è come un prolungamento della mano del proprietario e può trasmettere un’ infinità di sensazioni e di informazioni positive e/o negative e/o neutrali e di certo l’uso delle mani non nasce per fare del male ma per avvantaggiarsi nella vita in modo adeguato alla sopravvivenza.

 

Se si vuole indurre uno stimolo (informazione) con il guinzaglio bisogna che questo arrivi in tensione!

 

L’istante stesso che arriva in tensione è l’istante più importante del funzionamento del guinzaglio.

 

Chiamiamolo “tenso-istante” oppure “stimolo-istante” comunque è il momento in cui dite qualcosa, è come l’inizio di una frase, l’inizio del verbo.

 

A tal proposito si può cercare di intuire il meccanismo di azione immaginando che il guinzaglio funzioni come (già detto) un particolare tipo di Yo-Yo.

Il momento finale della estensione del guinzaglio e/o del filo dello Yo-Yo è il momento più importante dove si esprime tutta la qualità di espressioni possibili dello strumento.

Nell’istante finale, all’attimo giusto, percepito con il “sesto senso”, quello che non possiamo controllare ma che sentiamo con tutto il nostro essere, si concentra l’espressione massima della sua applicazione, l’attimo dove abbiamo la massima efficacia con il minimo sforzo, l’attimo perfetto che fa funzionare lo strumento al massimo della sua prestazione.

 

Socrate Delle Grandi Ombre in una splendida "piazzata", attento al Proprietario, e dove il guinzaglio è in perfetta posizione verticale come fosse un prolungamento della lunghezza delle gambe del cane effetto tecnico  molto armonioso usato nella presentazione sul tavolo nelle  Expò di Bellezza

 

Questa percezione dell’attimo giusto, questo cogliere l’attimo, permette il “tenso-istante”, l’intervento senza durata che si esprime con la massima efficacia, dove l’intervento fatto un attimo prima o un attimo dopo già non funziona più come dovrebbe, già si creano forze composte, tensioni e sbandamenti alla logica perfetta.

 

Come la musica può essere in perfetta armonia o si può stonare così con il guinzaglio si può cerare una armonia d’intese oppure un caos semantico.

 

Questo inizio del verbo è straordinariamente ricco di possibilità di espressione e di comunicazione e ci possono essere praticamente infinite vibrazioni che con esso si possono trasmettere, è come l’istante in cui la corda della Chitarra, o di un Arpa o di un Violino produce un suono e allo stesso modo se ne possono produrre infiniti e di assolutamente originali, e come con ogni strumento anche se si volesse suonare  sempre la stessa musica il vero interprete, il vero traduttore, che darà respiro e vita propria allo spartito sarà sempre l’artista.

 

Anche il guinzaglio funziona così, l’artista che lo usa può, in relazione alle sue capacità e alla sua sensibilità e intelligenza, ottenere una espressione completamente diversa da chiunque altro e la sinfonia concertata con il proprio cane più essere sublime o mediocre in relazione alla sua destrezza e al suo talento. 

 

Il cane reagisce di più ad un stimolo diretto che non ad un stimolo semantico-verbale!

 

Ma soprattutto, il nostro intervento con il guinzaglio, deve cogliere la sua attenzione!

Deve essere uno stimolo incontrovertibile e chiaro!

Non deve lasciare spazio a dubbi o fraintendimenti.

 

Gillian in perfetta attenzione ...come se fosse al Guinzaglio! 

 

Se una persona è distratta e non si accorge di noi e si trova in una circostanza complessa di stimoli e magari non parla neppure la nostra lingua per attirare la sua attenzione facendogli capire che è con lui che cerchiamo di comunicare, uno stimolo tattile come ad es. una pacchetta sulla spalla o sul petto è un segnale incontrovertibile e significa che cerchiamo la sua attenzione.

 

Con lo strappetto, o il tenso-istante, al guinzaglio, attraverso il collare ( se non è già tutt’uno con il guinzaglio), è come se dessimo al nostro cane uno stimolo tattile personale con l’estensione della nostra mano.

La sua intensità dipende dalle circostanze e dall’ambiente e dal rumore di segnali che ci sono nell’ambiente e dal coinvolgimento ambientale o la distrazione che ha il cane nel specifico momento.

E’ come se corressimo insieme, in mezzo ad una folla rumorosa ed in uno spazio ipersemantico, tenendoci la mano e ogni volta che si fa un cambio di direzione ci avvisassimo tirandoci per mano, o stringendo la stessa con brevi, quasi istantanee, pressioni, senza dover ogni volta fermarci a spiegare il perchè o il per come… semplicemente ci si fida, c’è fiducia.

 

Non è una punizione per l’errata direzione intrapresa ma un aiuto immediato senza intermediazioni semantiche: è un puro segnale!

Segnale che acquisisce più o meno incisività e significato tanto più vi è una situazione di gerarchia ben definita e riconosciuta e la fiducia reciproca di rango.

 

Chiunque creda che il guinzaglio sia uno strumento di offesa, di coercizione o di punizione non ha bene capito il suo vero significato…e, probabilmente, non lo ha mai usato con dovizia.

 

  

Anche una perfetta Marcia Tecnica può apparire semplice quando il proprietario sa usare il guinzaglio come si deve e l'insieme della gestione diventa rilassato e armonioso 

 

In mano ad un conduttore abile il guinzaglio non è mai in tensione

e non potrà mai far del male al cane!!!

 

In mano ad un killer una laccio, con o senza cappio, potrebbe diventare un’ arma letale…altrettanto quanto  una penna appuntita o un banale cacciavite o una piccola lametta da barba…e chi più ne ha più ne metta!

 

Certamente, come tutti gli strumenti, anche quelli più sofisticati e insospettabili, anche il guinzaglio, può trasformarsi in uno strumento di offesa più o meno pericoloso e formidabile, ma il significato del loro essere dipende dal uso che se ne fa e, quindi, in ultima istanza, da chi è, e ciò che vuole fare, chi li usa.

 

Immaginate un bisturi in mano ad un bravo chirurgo oppure ad uno spietato Killer a che differenza di risultati può portare.

 

Persino il nostro corpo può diventare un’arma pericolosa e il nostro stesso linguaggio può fare ferite più letali di un coltello ben affilato e appuntito.

Per non parlare delle capacità della nostra mente a inventare le cose più pericolose e mostruose che siano immaginabili.

 

Però il guinzaglio è anche capace di diventare un strumento formidabile e sensibilissimo e trasmettere armonie di significati incredibili e, come uno strumento musicale, riesce a toccare il nostro e altrui animo in maniera del tutto sublime e inaspettata.

 

 

Con il proprio cane ci si può divertire anche facendo esercizi di abilità 

Complimenti a Luigi e ai risultati ottenuti con il suo splendido Fior d'Acqua Black 

 

Ma che cosa è un guinzaglio e perché è così difficile da usare che si arriva persino a sconfessarlo, a demonizzarlo e a ripudialo come strumento adatto solo (secondo alcune persone che non ne hanno intuito la modalità d’uso) a fare del male.

 

Immagino che il primo uso che se ne fece fu plurivalente.

Il legaccio era usato per trattenere il cane con la paura che lo stesso scappasse, ma credo ancora di più che la motivazione profonda fosse quella di proteggerlo tenendolo entro la nostra custodia.

Quindi, probabilmente, e facendo un’opera di fantasia piuttosto audace, vi erano due motivazioni essenziali, il senso di proprietà e di controllo insieme alla utilità per la guardia e l’affettività, ovvero quello socio-economico e quello sentimentale. Credo che l’aspetto collaborativo, invece,  sia stato un’ interesse nato successivamente in relazione alla crescita del rapporto affettivo-utilitaristico compreso quello della difesa che presuppone già una relazione affettiva e di gerarchica interspecifica molto sviluppata.

 

...non è la taglia che conta ma quello che c'è dentro!!!

 

Come tutti gli arnesi anche il guinzaglio ha avuto nella storia una evoluzione lenta e forgiata dalla necessità, dalla economia e dalla fattibilità.

L’idea ispiratrice immagino sia stata la praticità di costruzione e di uso e la possibilità di ottenere la perfezione del risultato migliore con il minor dispendio di fatica, insieme alla necessità di esprimere un grado di bellezza proporzionale al livello sociale in cui si usava lo strumento.

La spinta socio-culturale ha portato anche il guinzaglio ad avere una sua evoluzione culturale specifica.

 

Mi chiedo come mai, oggi, che la diffusione del cane è diventata globale e ha raggiunto un livello  consumistico persino esagerato, si abbia tanta difficoltà con l’uso del guinzaglio cercando soluzioni di ogni genere, più o meno tecniche, per poter gestire il nostro amatissimo “Partner Sociale” a quattro zampe.

 

Come se migliaia di anni di convivenza non ci avessero insegnato nulla, facendo diventare la relazione un problema mentale di dimensioni socio-psicologico per cui, oggi, per interagire con il proprio cane, serve uno specialista in Psicologia Cognitiva e/o esperto in Zooantropologia comparata.…e più paroloni si aggiungono tanto più sembra essere accreditato chi ne fa uso e disuso.

 

Analizziamo però meglio, nella sua, altamente improbabile ma possibile, evoluzione storica, lo strumento oggetto del nostro saggio: il guinzaglio

 

Una corda che può essere di vario tipo e materiale fino a divenire una catena, meno facile da tagliare sia con un morso sia con uno strumento da taglio, fino a divenire una catenella quasi inesistente o un sottile laccio a cappio mirando sempre di più a diventare più invisibile e impercettibile al punto da diventare solo un legame di intesa.

Personalmente trovo il guinzaglio una cosa profondamente antiestetica e mi sembra che l’utilità dello strumento sia un qualcosa che stride con l’estetica dell’insieme, tutti questi moschettoni, catene, maniglie …oggigiorno poi, pensando alla pettorina, mi viene un senso dell’orrido e del grottesco superando di gran lunga ogni dimensione del Kitsch.

 

Socrate Delle Grandi Ombre  con il suo sguardo accattivante in "piazzata" sul Tavolo 

 

Il Guinzaglio è uno strumento perfetto e non banalmente estetico, è la sua logica d’utilizzo che lo fa diventare estetico in relazione al fatto che la forma è essenziale alla sua funzione e più questa funzione viene espressa con semplicità e elementarità e più esso diventa bello.

L’espressione della massima bellezza del Guinzaglio probabilmente coincide con la sua “presente” assenza, con l’assenza della sua presenza materiale, ovvero il suo essere, puro nella sua funzione,  coincide, in estremo, con l’ essere ridotto al minimo del suo essere materiale, idealmente, come due linee parallele che si incontrano solo all’infinito.

Essere sempre più etereo è la naturale tensione funzionale ed estetica del Guinzaglio.

 

Ma che bello,invece, nella sua logica d’insieme, perfettamente funzionale, vedere una Slitta con tutti i cani che in armonia e in perfetta simbiosi sfrecciano nella neve portando un bagaglio e capitanati da un conduttore altrettanto impegnato.

Che diversità, invece, il vedere un povero cane “metropolitano” costretto ad usare la stessa attrezzatura (parlo della pettorina) con una tristezza e rassegnazione d’animo che sembra proprio che sia stato “condannato” ad accontentare le “esigenze” pseudo-psicologiche e mentaliste del suo padrone e della sua strana preoccupazione per il suo apparato laringo-esofageo”.

L’impressione che ho di questi poveri cani è che il rapporto con il proprietario finisca per diventare una rapporto di “vicinato” intriso solo di apparenza e frivolezze che trasforma il cane , per quanto magari anche solo inconsciamente,  più in un surrogato terapeutico delle problematiche esistenziali del proprietario che non un vero compagno di vita.

Non riesco a non vedere la tristezza e la rassegnazione nei loro occhi costretti a sopportare di indossare abbigliamenti senza senso ( pettorine colorate, collari con diamanti finti, vestitini alla moda e cappoline graziose, super puliti e profumati, con le unghie tagliate e i denti puliti regolarmente tutti i giorni con tanto di spazzolino e dentifricio, riempiti di spry o collarini anti parassitari che ormai non funzionano più…ecc.ecc.)  ed essere ridotti ad una  grottesca caricatura di cane, straripanti di grasso e inebetiti dalla routine giornaliera di tirare come disperati verso un niente di significativo e dando l’impressione di intravedere nella vita nessun’altra speranza che non la possibilità di continuare a mangiare, mangiare e ancora mangiare.

Con questo, però, assolutamente, non vuol dire che il cane non è adatto alla vita, per quanto caotica, della Città e/o della Metropoli ( anzi al cane più la vita è dinamica più questa gli piace…ma a patto che sia vissuta pienamente con, e insieme a,  noi), anzi, forse l’utente metropolitano è proprio quello che potrà essere maggiormente avvantaggiato, e ricavarne i benefici maggiori, dal rapporto con il cane (…ma stò parlando di un rapporto vero con il cane non di un rapporto surrogato dove il cane diventa solo un banale oggetto di un desiderio altro da lui ma riprodotto artificialmente, attraverso di lui, e usato per la sua capacità di amare incondizionatamente senza giudicare chi perpetua tale abuso).

Per l’utente metropolitano, l’avere un cane, con cui comunicare potrebbe diventare una speranza e una opportunità incredibile di recuperare una dimensione del vivere più vera,completa e naturale.

Non è la condizione metropolitana ma l’approccio consumistico che diventa un sopruso verso il cane, e che lo riduce ad un ombra del suo essere l’espressione della natura vera più vicina, e comprensibile, a noi.

Il cane oltre che vivere al nostro fianco ci illumina della sua verità sull’essere, della sua essenza naturale, che nella velocità del ritmo sfrenato della metropoli spesso e volentieri viene calpestata e triturata, frullata, omogeneizzata, scomposta e ricomposta, sfigurando la natura di tutte le cose più vicine a noi, e che ormai non vediamo neppure più nella loro dimensione naturale, una specie di Sushi della vita quotidiano, appetitoso ma irreale, seducente ma irriconoscibile, asessuato e androgino al estremo.

 

 

 

Valiant Delle Grandi Ombre in una esibizione di gioco con la pallina, al guinzaglio, in attesa di entrare nel Ring di Esposizione

 

Il cane dovrebbe vivere con entusiasmo l’esperienza del guinzaglio e attraverso di esso vivere tutta la partecipazione e il sentimento del suo Primo Partner Sociale, il Proprietario.

 

Non può e non deve, il guinzaglio, di qualunque tipo che sia, diventare uno strumento di avvilimento e di annullamento della personalità.

 

Un buon guinzaglio è come un vestito, deve calzare perfettamente, non deve essere ne troppo largo ne troppo stretto, e con la conseguente eleganza, e in mano ad un proprietario che lo sa usare correttamente sembra non esserci neppure, talmente questo si articola correttamente e in armonia con i movimenti del cane e del suo Proprietario.


La presenza del guinzaglio, come strumento di limitazione, dovrebbe riguardare solamente una questione di sicurezza in una circostanza di necessità estrema e in una situazione improvvisa e imprevedibile.

 

Il conduttore deve diventare un buon “artigiano” del guinzaglio, lo deve usare come un artigiano usa i suoi attrezzi di lavoro e/o come un musicista usa uno strumento musicale, per esprimere una perfetta sinfonia, e/o come un muratore usa un badile o una cazzuola …tutti artisti impeccabili nella loro arte e, a nessuno che gli osserva, salta all’occhio l’inappropriatezza del uso degli strumenti, anzi sembra che l’attrezzo sia tutt’uno con chi lo usa e sembra che tutto avvenga con la massima facilità e naturalezza e che non ci sia nulla di difficile e di faticoso nel usare un badile come fa un muratore esperto:…ma provate voi!..e vedrete che figura goffa farete e capireste subito che fatica può essere usare un badile se non si ha arte e destrezza nel usarlo e capireste anche meglio perche questi strumenti per il muratore si chiamano “arti”, non banalmente, gli attrezzi da lavoro, ma, “le arti”, perché con arte vanno usati e il bravo muratore come qualunque bravo artista adora le sue arti e difficilmente le cambia volentieri con delle nuove (seppure le nuove magari possono in apparenza sembrare più evolute e facili da usare), e le conserva con cura adattandole sempre più perfettamente al lavoro che devono svolgere e in relazione alla propria misura, una misura d’uomo che dipende da tutto l’essere, la velocità, il peso, la forma e cosi diventano belle e perfette oltre ogni possibilità e persino l’usura sembra giocare a favore di questo legame e la forma stessa diventa espressione del loro essere perfette, di una verità della forma che esprime perfettamente il loro essere.

Modificare gli attrezzi e/o cambiarli con nuovi apre la strada all’incertezza e alla necessità di ricominciare un addestramento al loro appropriato uso.

Come è possibile sostituire il vecchio guinzaglio, quello che è diventato lungo e sottilissimo, quasi all’estremo della sua capacità di resistenza, perfettamente adattato, per comperarne uno di più nuovo e di più bello,… non esiste!... non c’è nulla di bello nel nuovo attrezzo ( la sua luccicante apparenza è solo l’espressione del consumismo e della sua insidiosa capacità di ingannare la mente e i sensi in una corsa al nuovo e al simbolico che esso rappresenta, allo “status symbol” che promette di elevarci più velocemente nella nostra scala dei valori…ma è solo un inganno e la verità si svelerà molto velocemente e il luccicore lascerà lo spazio al grigiore del tutto uguale e inutile).

L’estetica appare con l’uso delle arti ( attrezzo- guinzaglio) e si forgia attraverso il suo corretto uso diventando sempre più perfettamente adatto allo scopo per cui è nato, comunicare con la massima immediatezza senza equivoci e con la massima passione…solo allora sarà veramente il vostro guinzaglio perfetto!

 

Fior d'Acqua Let's Go in Expò attenta al prprietario

 

 

Il guinzaglio ha molto o quasi completamente, a che fare con la capacità sociale del cane e il suo essere un gregario perfetto che collabora e agisce in funzione al gruppo e alla sua sopravvivenza.

 

Al legame sociale il cane affida la sua esistenza o meglio non riesce a viverne un’altra possibile.

 

 

... e tutto ebbe inizio cosi!!! 

 

 

 Nota 1:Breve introspezione nella natura canina (Clicca qui ! )

 Nota 2:La Leadership secondo per secondo (Clicca qui ! )

 

 

Analizziamo ora un Esercizio Pratico e abbastanza semplice per arrivare ad attirare l’attenzione del cane sul proprietario attraverso la risoluzione comune, per prova ed errori, della scelta di direzione nella Marcia Tecnica, l’assunzione dei Ruoli e la corretta posizione dei Membri della Squadra: ovvero, più semplicemente, insegnare al cane a rimanere al nostro fianco, durante la passeggiata, per poterci prestare l’attenzione necessaria al fine di non commettere continuamente errori inutili.

 

Esercizio Tecnico n° 1:

Distrazione agli stimoli esterni e richiamo all’ attenzione verso il conduttore attraverso l’uso del Guinzaglio Tecnico:

 

DESCRIZIONE, in parti elementari, degli ESERCIZI:Vedi Link: (Clicca Qui !)http://www.dellegrandiombre.it/it/6-Info-di-Razza/33-5_Addestramento-di-Relazione-Elogio-al-Guinzaglio/132-Esercizi-Fondamentali-i-Kata-dell-Addestramento-Tecnico.html

 


 
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