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Nota 1: Breve introspezione nella natura canina



NOTA n° 1

 Introspezione veloce nella natura canina

 

Un argomento disconosciuto e/o poco considerato e/o per lo meno sottovalutato se non addirittura tenuto nascosto dai troppo pudici:  La percezione fisica del cane.

 

La percezione del cane è diversa dalla nostra sia nel ordine di priorità, nel uso dei sensi, sia nella loro  qualità.

La Percezione del cane è adeguata e giustamente forgiata per muoversi all’ aperto in mezzo alla rusticità e impervietà della natura selvaggia, tra i rovi e le pietraie ecc. ecc., senza protezione alcuna a parte il vestito naturale, ovvero il tessuto dell’epidermide e il manto peloso. La natura ha fornito, al cane, anche un sistema nervoso e vascolare particolarmente adatto a resistere a stress di carattere tattile/percettivo sia a livello fisico che psichico e capace di resistere alle difese di una preda spaventata e con una carica aggressiva estrema e necessaria per la sopravvivenza. Inoltre il cane è dotato di una determinazione e capacità di resistenza fisica e caratteriale notevole e capace di renderlo un predatore impavido e instancabile, disposto a rischiare un conflitto spesso all’ ultimo sangue con la combattiva preda  anch’essa disposta a lottare fino all’estremo per cercare di difendersi dal predatore. Il cane è capace di soffrire e a insistere fino all’estremo delle forze pur di riuscire a catturare la preda inseguita, anche in territorio impervio, sapendo che l’attività di caccia e il suo successo è la condizione necessaria alla sua possibilità di sopravvivenza potendo, in estremo, entrare persino in uno stato ossessivo e del tutto impulsivo e con una sensibilità fisico-percettiva quasi totalmente annullata dalla produzione di adrenalina.

Anche i conflitti interni al branco sono estremamente competitivi per un cane che spesso si deve misurare con rivali sociali interni e/o esterni al gruppo con una situazione di stress fisico e psichico notevole.

La lotta sembra essere il suo gioco preferito sin da cucciolo e non per nulla ma perché lo esercita alla vita di adulto predatore e animale sociale specializzato.

 

Il cane è così per natura, gli capita questa condizione senza alternative di scelta possibile!

 

Il cane è un animale cacciatore!

Non solo ma il cane è anche, più specificatamente, un animale sociale cacciatore!

 

Anche l’uomo era probabilmente un cacciatore ( molto piacevole alla lettura: “I’ipotesi del cacciatore” di Robert Ardrey, edito da Giuffrè Editore) ma la sua evoluzione lo ha anche allontanato ( se non per sport) da questa condizione esistenziale e quindi la nostra vicinanza etologica con il cane è notevole ma più parallela che simile e bisogna imparare a tenerne conto per non cadere in un modo di pensare antropocentrico e del tutto sviante dalla realtà.

 

Il cane ha, è vero, una sensibilità fisica, ovvero una percezione del dolore, una resistenza dei tessuti, ecc, infinitamente meno sensibile della nostra, ma ha anche un sistema emotivo, immediato, ovvero senza filtri, di grande fragilità ed è indifeso davanti alle nostre speculazioni mentali.

 

Se noi vogliamo fare del male al cane colpiamolo sul lato psicologico, mentale ed emotivo dove non saprà difendersi.

 

Se, invece, vogliamo dagli l’impressione che siamo del suo livello esistenziale interagiamo fisicamente con lui, usando l’intelligenza e l’astuzia principalmente per rendere il gioco più piccante.

 

Non usiamo il gioco per complicare al cane inutilmente la vita con quesiti che necessitano più o meno complicate risoluzioni mentali e/o per cercare di farlo diventare più simile a noi e/o di evolverlo nella sua rudimentale (secondo noi!) intelligenza cercando di  attivare, con l’esercizio mentale, una natura più “umana”, che spesso, antropologicamente, vogliamo, a tutti i costi, trovare anche in lui, nel più o meno sincero tentativo di credere di poterlo, così facendo, capire meglio ed elevarlo  ad uno status di dignità superiore a quello “animale” (…e, ovviamente, un po’ più vicino a quello umano) perché non è detto che il risultato finale che otterremmo ci piacerà davvero.

 

 

Una premessa, quella sulla fisicità dei sentimenti del cane e la sua elementare capacità speculativa,  che meriterebbe una discreta trattativa di approfondimento nella quale però non è il caso di avventurarci in questo momento soffermandoci solamente a considerare un modo di essere che richiede di non essere sottovalutato, ovvero, quello di capire il nostro cane in tutta la sua natura, “squisitamente animale” ed  estremamente fisica, ed interagire con questa dimensione naturale in modo concreto, per farci capire meglio e con maggiore chiarezza, evitando continui e frustanti fraintendimenti dovuti ad un nostra inadeguatezza comportamentale e mancanza di concretezza e di chiarezza  nel esprimere i nostri sentimenti da un punto di vista fisico-percettivo, distorcendo, spesso completamente e in modo maldestro, anche il significato  intellettuale e emotivo delle nostre azioni.

 

Il cane ci dà una grande opportunità, ovvero quella di interagire con lui in modo concreto e fisico senza troppe inibizioni sociali e, lui, ci crede di più se lo facciamo davvero, anche noi, quello di usare la fisicità per esprimere le nostre intenzioni.
Il mondo del cane è estremamente concreto e intriso di realtà vera ed interagisce male con la nostra condizione di continua astrazione mentale ( vissuta, per noi, in modo esistenziale ma che rimane pur sempre una rappresentazione astratta della realtà stessa, dove la speculazione intellettuale impera e confonde i sensi estraniando il nostro fare in una dimensione più mentale che concreta e spesso in  conflitto la concreta armonia della natura ) e di porre tutto sul piano riflessivo e itellettuale, imbrigliati in una morale estremamente radicata da tutti i punti di vista, storico politico e culturale e che ci frena nell’agire istintivamente e che non lascia libertà d’espressione al nostro corpo e ai nostri sentimenti, come, invece, è capace di fare il nostro cane.

 

Questa condizione di incapacità di esprimere anche fisicamente i nostri sentimenti ci pone in forte svantaggio e ci induce continuamente a farci fraintendere dal cane, il quale, involontariamente e “innocentemente” ne approfitta, per “impositivo sociale” implicito nella sua natura, di questa nostra (secondo lui) debolezza e/o capisce e/o interpreta in modo completamente diverso il nostro comportamento  prendendolo alla lettera e non riuscendo a penetrare nel substrato intellettuale del nostro modo d’essere, intriso magari anche di “buone maniere”, ma a lui del tutto incomprensibili, e fraintendendo quanto cerchiamo di dirgli, reagendo in modo inopportuno e a volte (soprattutto nella sfera sociale della gerachizzazione e nella espressione della dominanza) in modo apparentemente e sorprendentemente indesiderato e sbagliato dal nostro punto di vista morale mettendo in crisi tutta la fiducia che avevamo nei suoi confronti e scoprendo un suo lato, quello della prepotenza psico-fisica,  che non conoscevamo affatto fino a quel momento.

La fisicità per il cane è un vantaggio notevole nel mondo naturale “selvaggio” perché esprime con chiarezza come stanno le cose senza la necessità di dover perdere tempo prezioso in interpretazioni psicologiche e/o socio-politiche più o meno moraleggianti e più o meno sincere.

Del cane potete assolutamente fidarvi perché egli vi mostrerà sempre la sua faccia, senza maschere, e non vi tradirà mai da questo punto di vista perché è limpido e innocente più di un bambino.

La fisicità del suo essere gli permette un vantaggio biologico, nella immediatezza, dove non c’è spazio ne tempo per le interpretazioni, i ragionamenti e i dubbi, ma dove il “qui e ora” dell’azione determina la sopravvivenza, e la capacità di essere chiari nelle espressioni, gli permette di essere anche chiari con il suo avversario politico naturale, per quanto specie- specifico.

Ecco che un combattimento può diventare un “teatro”, una “manifestazione simbolica”, delle esibizioni delle proprie armi e del proprio essere e delle proprie certezze nella capacità di affermazione e diventare, cosi, una campo di battaglia solo apparente lasciando ai contendenti la possibilità di capire subito l’avversario e di rispondere chiaramente e adottare immediatamente una strategia politica risolutiva concreta e adeguata alle possibilità di entrambi, o di pacificazione o di guerra o di capacità di arrivare ad un compromesso che viene utile biologicamente ad entrambe le parti oltre che alla salvaguardia della specie.

 

Questa dimensione di fisicità la si può trovare espressa, in flessioni di infinita variabilità, in tutta la vita quotidiana con il nostro cane, anche di più e con una straordinaria  sensibilità e concretezza, nel uso del guinzaglio che può, se usato correttamente, essere uno strumento di significati d’incredibile capacità comunicativa e diventare capace di creare sinfonie dell’essere di imprevedibile armonia e insospettabile profondità emotiva.

 


 
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